|
In qualche occasione, come dopo un infortunio oppure
dopo un viaggio durante il quale si è rimasti fermi perché
impossibilitati a correre, la fase della ripresa degli allenamenti è
piuttosto difficile.
Gli effetti del "deallenamento" conseguente all'interruzione
delle sedute, sono differenti da atleta ad atleta e la rapidità
nei tempi di ripresa dipende dal livello di preparazione che si aveva
nel momento dell'interruzione delle sedute. Quanto maggiore era il grado
di efficienza prima della pausa, tanto più elevato è il
calo di forma, e quindi a risentirne di più dello stop dell'allenamento
sono gli atleti con maggior efficienza, il cui organismo è molto
sensibile all'interruzione degli stimoli allenanti. Allo stesso tempo
però il loro organismo è più pronto a reagire alle
sollecitazioni e a riconquistare in tempi più brevi un buon livello
di efficienza.
Chi invece è meno allenato perderà di meno in termini
di forma fisica, ma in seguito alla minor efficienza di adattamento
alle stimolazioni, impiegherà di più a ritrovare la sua
efficienza.
Secondo alcuni allenatori americani, tra cui Jeff Galloway, autore del
best seller "Il libro della corsa", ad ogni giorno di riposo
sono necessari due giorni di allenamento per ritornare in buona forma
fisica. In pratica serve un tempo doppio di allenamento rispetto al
periodo di inattività, ma personalmente ritengo che non sia proprio
così. Inoltre ci sono delle "scorciatoie tecniche"
per accelerare il processo di ricostruzione dello smalto sportivo.
Un allenamento veramente efficace da inserire nella preparazione per
tornare in forma è l'interval training: alternando brevi cambi
di ritmo (da 20 a 60 secondi) a pause di recupero altrettanto brevi,
si stimola il cuore a lavorare pompando rapidamente sangue verso quei
muscoli che sostengono lo sforzo. Questa sorta di ginnastica cardiaca
affretta i tempi di recupero nella ricerca dell'efficienza degli apparati
maggiormente sollecitati nello sforzo della corsa, e proprio grazie
alle continue sollecitazioni si accelera il processo di adattamento.
D'altronde gli sforzi brevi sono quelli che l'organismo tollera meglio,
assieme a quelli di bassa intensità ma protratti nel tempo.
Sono invece particolarmente faticose le sedute nelle quali è
previsto un livello di impegno simile a quello della soglia anaerobica,
e di conseguenza estendibili per alcuni minuti (2-5).
In pratica quindi, la preparazione della fase di ripresa verte su due
tipi di sedute: l'interval training e la corsa lenta, meglio se con
una progressione di ritmo finale.
Anche la gara rappresenta un valido stimolo allenante, ma bisogna essere
consapevoli che il proprio livello di rendimento è inferiore
al solito. Quindi, si può certamente partecipare a delle competizioni
dopo che sono trascorsi almeno 15 giorni dalla ripresa degli allenamenti,
meglio se di chilometraggio limitato ai dieci chilometri, ma senza tirare
al massimo.
Al momento della ripresa si deve evitare ad ogni modo di forzare troppo
in allenamento; succede, infatti, che l'organismo, in seguito al riposo
del periodo d'inattività, reagisce bene e prontamente alle prime
sollecitazioni, ma ciò non deve trarre in inganno. Di solito
una crisi di affaticamento si manifesta a dieci giorni dal momento della
ripresa, quando si determina una prima assuefazione al carico e che
perdura circa 5-8 giorni. È infatti, questo il momento in cui
si avverte una maggior sensazione di stanchezza.
|