COME SI CORRE IN DISCESA
Correre in discesa e meno faticoso, almeno dal punto di visto organico, come evidenziato da una ventilazione minore e da una riduzione della frequenza cardiaca. L'impegno muscolare può essere invece sempre elevato e i disagi determinati dall'impatto del piede con il fondo stradale si ripercuotono a livello delle cosce, perché questa parte della gamba è deputata a frenare l'azione di corsa. Il giorno successivo ad una competizione su saliscendi si percepisce un forte disagio alle cosce, tanto che a volte gli indolenzimenti sono così forti che s'avvisa dolore anche ad una semplice pressione delle dita della mano sul quadricipite. In alcuni casi, e questo si verifica anche in occasione delle maratone (soprattutto quelle che hanno parecchi tratti di discesa), il dolore è così vivo che il podista non riesce a scendere le scale se non camminando a ritroso (mentre invece non ci sono problemi a salire). Ciò è determinato dal fatto che nel momento dell'impatto del piede con il terreno, le forze di allungamento del muscolo (contrazioni eccentriche) si oppongo a quelle che accorciano il muscolo (contrazione concentrica). Questo contrasto di forze (che si verifica praticamente solo sui muscoli del quadricipite), determina un forte stiramento delle fibre muscolari che si lacerano, definito con il termine "rabdomiolisi". La sommatoria di migliaia di fibre distrutte causa un dolore muscolare che perdura per alcuni giorni, ed la completa fase di rigenerazione delle fibre dei muscoli può durare fino anche a 3 settimane.
Tuttavia non è vero che correre in discesa non sia faticoso, soprattutto se si ha una buona tecnica per cui si è in grado di spingere e tenere quindi alte velocità di corsa. Chi in discesa non sa correre in maniera adeguata tende a non fare particolare fatica perché non sa sfruttare il vantaggio della discesa, e si limita semplicemente a scendere seguendo la trazione della forza di gravità. Questi podisti tecnicamente poco abili (e sono molti), tendono a stare con il bacino arretrato (spalle all'indietro) e di conseguenza toccano terra con il tallone e con il "piede a martello" (punta del piede in alto) perdendo così velocità a causa della maggior azione di frenata. I podisti che invece sanno correre bene in discesa (bacino e spalle abbastanza avanzate e contatto con il terreno che avviene con la pianta o con l'avampiede), arrivano anche a fare una discreta fatica proprio perché spingono come se stessero correndo in pianura. Grazie alla loro ottima tecnica, in discesa vanno molto più forte degli altri, e sono in grado di guadagnare il tempo perso in salita, cosa che invece non si verifica per altri. E' noto che il costo energetico della corsa in salita è proporzionalmente maggiore con l'aumentare della pendenza della strada (vedi tabella delle pendenze), ma anche la corsa in discesa può essere particolarmente dispendiosa. Anche in questo caso l'aumento del costo energetico dipende dal gradiente della pendenza. Fino a discese con pendenza inferiore al 10%, la spesa energetica è contenuta, mentre invece aumenta considerevolmente quando il gradiente aumenta. Ciò è determinato da un maggior coinvolgimento muscolare perché si tende a correre più rigidi per frenare. Se quando si corre in salita l'azione delle braccia ha una certa importanza, in discesa le braccia hanno maggiormente un effetto stabilizzante per mantenere un buon equilibrio e tenere il bacino basso.

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