L'albero della Libertà
di
Marino Coglievina

DAL "DIARIO DI BEPO SCRIVAN " RITROVATO TRA LE ROVINE
DELL' EX-MULINO MARCHESINI DI BREDA DI PIAVE


Addì 29 / 3 / 1796 Casa Comunale di Breda di Piave , sita in Piazza del Musestre

Stamane , la folla esagitata dei contadini in rivolta , armati di forconi e badili , ha saccheggiato la botteguccia di Gigio e quella dell' erbivendolo Amia.
Poi si è portata nella Piazza per sentire se il conte Alvise , trevigiano , manteneva la promessa di concedere la libertà al popolo di Breda ed al suo rappresentante : Nane Pescador , eletto a furor di popolo "capolega" nell' ultimo giorno di Quaresima.
Egli si è portato nella Sala del Consiglio e si è messo a discutere col conte proprio sotto il quadro ad olio che rappresenta il Musestre quale appare nella zona delle "Rotte " e delle "Motte".
Io , Bepi Scrivan , ero pronto a scrivere, con la penna d' oca , sullo scartafaccio di carta grezza , acquistato a Venezia nella stamperia di Aldo Manuzio ( tipografo) .
Il conte Alvise ha iniziato con fiero cipiglio :
- Di grazia , qual è il suo nome?
Nane Pescador ha risposto : -Sono Nane Pescador delle " Rotte" , eletto"avvocato"del popolo di Breda.
-Che avvocato - borbottò il conte - non vorrà mica fare sul serio , per ascoltare una turba di avvinazzati contadini "scariolanti " che non ha mai contato nella nostra società aristocratica . Sarebbe troppo rischioso per lei !
- Io voglio libertà per il popolo di Breda che approfitta della venuta dei Francesi per mettere al bando quel pugno di nobili che lo hanno sempre depredato , sfruttato ed angariato!
- Che libertà ! Che mettere al bando ! - ribattè il conte , tutto rosso in viso - io ricevo ordini soltanto dalla Podesteria di Treviso e non da un popolo scalcagnato che si sogna , così all' improvviso , di voler cambiare il volto ad una nobile società convalidata da secoli di storia!
- Calma , calma con questa nobile società che ci ha sempre sfruttati! Quei tre "padroni " delle terre che dominano il Comune , non per nostra volontà , è ora che si ritirino nelle loro ricche case di città , ben fornite ed attrezzate . Il popolo che io rappresento , vuole che ve ne andiate tutti .Ci comanderemo da soli in piena libertà. Sapremo governarci col nostro buon senso!
- Signor Nane , - riprese il conte , che a stento tratteneva l' ira, - le faccio osservare che la sovranità al popolo , nessuno gliel ' ha ancora concessa , perché questo popolo nulla ha fatto per conquistarsela, se non il saccheggiare le bottegucce di qualche poveraccio indifeso . Io sono ancora il rappresentante dell' autorità legittima diTreviso e non posso tollerare simili abusi . Dispongo delle tre guardie campestri per ogni ulteriore turbamento all' ordine pubblico ed agirò in caso di necessità.
- Ma lo sa che stanno arrivando i Francesi ? - insistè Nane - stanno portando la libertà ai popoli , dopo secoli di schiavitù sotto i padroni delle terre che noi lavoriamo fino a morirne!
- Piano con i Francesi - riprese il conte con rabbia - la libertà si conquista , non si regala ed i tre " padroni " come li chiamate voi , anche se andranno in esilio a Treviso , ritorneranno poi con la forza quando i Francesi se ne saranno andati e sarà , per voi , peggio di prima . Ascolti la ragione , la storia l' hanno sempre fatta i ricchi mentre i poveri l'hanno subita sulle loro spalle misere. Non sarà Napoleone , questo superbo francese , a cambiare la nostra società nobile ed aristocratica , che vi ha permesso di vivere , bene o male ,su questa terra!
- Corpo e sangue di Giuda ! - esclamò Nane - sono dunque l' avvocato del popolo per niente! Qui bisogna cambiare ! Qui bisogna restituire ai contadini il denaro sottratto loro con il dazio sul grano , con il dazio sul vino , con la tassa sul " fogoler" , con la tassa sui cavalieri , sui "porsei ", sul bestiame da lavoro e da carne , sulla pesca. Qui bisogna abolire le " regalie" ai padroni , la servitù del " sabato " per le pulizie nella casa padronale , la servitù per il forno del padrone , per la fontana , per i "piumini " delle padrone , per le cavalcature del padrone ,per i carriaggi del padrone. Anche la tassa sulla polenta ci avete aggiunto , ma ora basta !
- Basta lo dico io !- interruppe il conte che , avendo buone orecchie , aveva capito l' antifona , - non concedo nulla perché è stato sempre così e sempre sarà , i nobili hanno sempre comandato per grazia di Dio e con la benedizione della chiesa , quindi andatevene o vi arresto per l' autorità che mi viene da Dio e dai nobili di questo paese!
In quel momento si sentì gridare dalla piazza fangosa ed affollata di cavalcature e carriaggi:
-I francesi ! I francesi! Viva la libertà ! Via le tasse ! Largo ai francesi ! Viva Napoleone ! A morte i nobili! Cacciamoli sul Musestre!
Accorremmo tutti alle finestre e vedemmo arrivare dal campanile vecchio uno squadrone di lanceri francesi a lenta andatura .Saranno stati una cinquantina , infangati ma superbi nelle loro divise rosse e bleu , sorridevano e salutavano con un accento strano , mentre passavano a guado il Musestre rapido e silenzioso. Si fermarono alla fontana della piazza per ripulirsi un po' dal fango e posarono a terra zaini e sacchi mentre le armi venivano appoggiate al muro della Casa Comunale , all' asciutto . La folla era cresciuta e tumultuava quasi in festa .Il conte Alvise impallidì , i nobili si nascosero negli armadi polverosi dell' anagrafe tributaria , le tre guardie comunali ( Toni Lanza , Rico Badil e Menego Zoco ) sparirono nei ripostigli delle carriole e dei badili ,mentre la folla entusiasta gridava :
-Largo ai francesi , viva la libertà ! Viva Nane Pescador , capolega degli "scariolanti"! Abbasso i nobili , sfruttatori del popolo !
Dopo qualche minuto di riposo il sergente che comandava il drappello dei francesi saliva con calma la scala di legno , dai gradini cigolanti … e logori , si fermava nel mezzo della Sala del Consiglio , trascinando la sua pesante sciabola che tante battaglie aveva sostenute dai confini del Piemonte al Veneto , alle spalle degli austriaci in fuga verso Udine . Con lo sguardo severo , cercò l ' autorità e si incontrò con gli occhi spauriti del conte Alvise che , tremando come una foglia di pioppo al vento , si fece timidamente avanti balbettando :
0 Signor Sergente illustrissimo , il popolo di Breda Vi saluta nella libertà e la cassa del Comune è a vostra disposizione per le vostre necessità militari , io passo l' autorità nelle mani del "capolega " , al qui presente Nane Pescador delle "Rotte " , legittimo mio successore . Chiedo di avere salva la vita assieme ai 3 nobili : Elia , Daniele , Samuele , che hanno sempre curato con diligenza gli interessi della comunità , anche trascurando gli interessi propri , sì da ridursi quasi in miseria per il bene del popolo contadino .
Queste ultime parole vennero ricoperte da una solenne fischiata che proveniva dalla scala piena zeppa di contadini
che , a piedi nudi , erano saliti per sentire e vedere . Alcuni tenevano gli zoccoli in mano , altri portavano le calze di lana grossa rattoppate , altri indossavano ciabatte di pelle di bue rinforzate con pezzi di lamiera flessibile che grattavano il pavimento sconnesso con rumori sgradevoli e sinistri . Seguirono altre grida :
-Viva la libertà ! Vivano i francesi !Abbasso i signori ! La terra ai contadini che la lavorano !
Il fracasso era tale che le mura screpolate della Casa Comunale tremavano , qualche ciottolo del Piave cadeva sul fango della piazza ma nessuno ci badava per l'allegrezza della conquistata libertà . Le rondini volavano intorno al campanile vecchio che tanta acqua del Musestre aveva visto passare vicino alla sua base di pietra bianca .
Non aveva mai sentito parlare di libertà , di rivoluzione , di diritti civili …anzi le parole che più aveva sentito pronunciare da Don Biasio erano state : obbedienza , sacrificio , penitenza… e pare , prete e paron , i ga sempre
rason !
-Ricordeve fioi …che in questa valle di lacrime e de digiun… i ricchi gode ma …dopo…
- I godarà ancora ….- continuava sottovoce quel rivoluzionario Piero Pinzon che in gioventù aveva navigato sulle barche di Venezia ed aveva girato tutto l ' Adriatico respirando l ' aria di libertà in Grecia e nella Dalmazia .
Quando al tramonto suonò il rintocco, i contadini al canto di "Viva San Marco e il suo leon " …cominciarono a rientrare nei loro casoni di paglia , canne e tavole .Chi per la strada dei Due Mulini ( oggi scomparsa ) , chi per la strada delle Campagne , chi per la strada del Parè , chi per la strada del Termine , chi per la strada di Varago e dei Talponi , chi verso il " colmello " di Vacil , immerso nella nebbia della sera .Alcuni per la strada Levada , verso Pero , nascosto dal bosco fitto che vegetava tra le paludi del Musestre , del Rio Rul , del Rio Gardelia , del Rio Musestrelle e del Brentella verso San Giacomo , umido e basso … altri se ne andavano verso Candelù per la strada Montaressa ( oggi via Piave ) commentando i fatti del giorno a voce alta , nel silenzio della campagna avvolta nella nebbia
primaverile , presagio di malaria , di miseria e di morte .
Non appena il popolo rumoroso ebbe abbandonato la piazza i 3 nobili , impauriti e terrorizzati , guadagnarono la porta e , saltellando sulle pozzanghere , raggiunsero le loro case di pietra e mattoni , imbiancate fino all' altezza del
granaio .Erano site in via del Borgo ( oggi via Trento e Trieste fino alla via Dal Vesco ) , tutte raccolte quasi a difendere i privilegi dei nobili in mezzo alla miseria ed ai casoni dei contadini pelagrosi ( affetti da pellagra che mieteva vittime tra i consumatori di polenta ) . In fretta prepararono i carri e le diligenze personali , caricarono provviste e masserizie , quindi , col calar della notte lasciarono Breda per portarsi a Treviso . Sotto i carri traballanti sul fango si vedevano le lucerne ad olio che tremolavano fiocamente . I cocchieri di famiglia , abituati a servire da secoli , guidavano lungo la carreggiata sassosa badando a schivare le buche ed i ciottoli più grossi che delimitavano la strada campestre ormai erbosa.
Di soppiatto gli sfruttatori se ne andavano verso l ' esilio dorato della città ,dove avevano accumulato provviste , beni , denaro per ogni evenienza .
Angelo , dalla soglia del suo cason , quando li vide passare , silenziosi e mesti , gridò : - Gavè finio de ciuciar el sangue dei poareti ! Malisangue , nel Musestre ve dovevimo butar… La revolusion saria stada completa e no a metà… per stavolta xe andà cussì… e se stai fortunai che xè rivai i francesi a salvarve le coste…
Da quella sera , a ricordo del fatto , affibbiò al suo cagnaccio nero e grintoso ,il nome di Napoleon… Il conte Alvise si allontanò su un biroccino , prendendo la strada delle Bocche e , per le Colombere di Vacil , raggiunse Treviso in nottata , non senza che , passando davanti al cason di Momi , questi gli gridasse nell' oscurità : - Addio conte ,
capitan , te si sempre stà un vilan…
Anch ' egli da quella sera , mise al suo asinello il nomignolo di "Capitan " e quando la bestia si intestardiva a non voler più proseguire, Momi l ' accarezzava col bastone gridando :-Ahò , Capitan , te bastono a piene man…
I messi comunali Toni , Rico , Menego , guadagnarono la piazza , ormai solitaria , nell' oscurità e , attraverso i campi , raggiunsero le loro capanne saltando fossi, fontane e siepi fitte di " spine del Signor " che , come tanti aghi , si conficcavano nella rozza e grossa tela dei calzoni rappezzati e rinforzati , sulle ginocchia , da tasselli in pelle di coniglio e di pecora , ricuciti con spago e canapa . Breda si preparava al sonno ristoratore mentre il Sergente ed i lancieri francesi gozzovigliavano nell' osteria " Al selgher " accanto alla Casa Comunale , finalmente in pace…. L' oste Toni Bocaleta , amico dei rivoluzionari e dei militari , badava ai propri affari che si annunciavano prosperosi a suon di franchi francesi e zecchini veneziani… Mentre i soldati cantavano la "Marsigliese " a squarciagola , inneggiando poi a Napoleone , il grande condottiero francese , vincitore di mezza Europa , il nostro Nane Pescador era rimasto solo in Comune per mettere un po' d' ordine tra le seggiole spagliate , gli armadi tarlati , i tavolini zoppicanti , i calamai rovesciati sul tavolino grezzo e nodoso , pieno di fessure e di schegge , tra le penne d' oca spuntate e spezzate dalla rabbia dei popolani in rivolta , contro lo sfruttamento dei nobili. Nane pensava : - Da domani incomincia una nuova era di libertà e di pace sociale . Non più schiavitù , ma lavoro e progresso con un benessere per tutti , nell ' uguaglianza dei diritti e dei doveri . Non più asservimento a pochi nobili sfaticati , bensì lavoratori sovrani nel proprio paese , soggetti alla legge di giustizia che difende i diritti di tutti ed obbliga tutti a compiere il proprio dovere di cittadini liberi e coscienti . Anch' io debbo essere degno di corrispondere alle attese di libertà dei miei compaesani e mi adopererò con tutte le mie forze per continuare l' opera iniziata nella giustizia e nella difesa dei diritti per tutti .
Con questi pensieri Nane scese la scala di legno tarlato , accostò i balconi delle finestre , scrostati e fessurati , richiuse il portone di legno massiccio con doppia mandata della chiave che gli aveva fornito il fabbro Tilio Scaldafero , abile artigiano e maniscalco che teneva la fucina nei pressi della strada dei Talponi , costeggiata dal "Fontanone " che gli forniva acqua abbondante e perenne per la sua botteguccia umida e fumosa . Si mise la chiave in tasca e si avviò verso casa , in via Due Mulini , passando dietro la Casa Comunale , tra la siepe del vigneto ed il ruscello delle "cesure " , all' altezza della baracca di Bepi Segariol che lavorava da falegname e da bottaio , in qualità di " marangon " della
Comune .
Giunto nelle vicinanze della detta baracca , nascosta tra i salici ed i gelsi contorti , sentì il cane da " paier " di Bepi . Lo sciacquio del Musestre gli fece capire che la mèta era vicina . Seguì l ' arginello del fiume sino alle " Motte " sabbiose del mulino della " rotta " a quell' ora silenzioso e fermo . Proseguì lungo il fosso del " gardelin " sino alla casa Turchetto , la oltrepassò e giunse in vista della capanna di tavole , immersa tra gli alti rovi secchi che pendevano , inerti e scheletriti , come una gigantesca ragnatela , dai pioppi alti e dai gelsi bitorzoluti che segnavano il confine tra le terre dei " marchesi " veneziani , dette " le marchelle " , con quelle delle " Opere Pie " di Treviso .
La sua capanna era ingombra di arnesi da pesca , di reti , di nasse , di giunchi , di cordicelle di canapa , di canestri e di canne palustri ammassate un po' dappertutto . Si affacciava sul punto d ' incontro del rio " Gardelin " col Musestre , in uno spiazzo erboso rialzato. Era rustica e disadorna con un focolare esterno su quattro pietre . Una finestrina guardava sul sentiero fangoso, segnato profondamente dalle ruote dei carri agricoli . Il suo fedele cane Rul , lo attendeva scodinzolando . Nane spostò la porta , entrò nel buio e si buttò sul pagliericcio ripieno di cartocci delle pannocchie che scricchiolarono nel silenzio della capanna . Sospirò profondamente , ripensò agli avvenimenti della giornata , ascoltò per un po' il verso di un cuculo in lontananza , forse dalla strada del " cucchetto " avvolta nella nebbia marzolina che vagava dalla palude delle " rotte " , biascicò una preghiera e si addormentò in pace con se stesso e con il prossimo . E Bepi Scrivan ? … Approfittando della confusione generale se l' era squagliata col suo quaderno , sotto il braccio ed era giunto in piazza nel momento in cui i popolani stavano obbligando i nobili a gridare anche loro : - Viva la libertà ! Viva i francesi ! Via i nobili !
Il più scalmanato tra i rivoluzionari era Rico Bobo che da 60 anni faticava nella palude del Musestre per bonificarla , arginarla , dividerla in lotti e tutto per una miseria di un carro di pannocchie che doveva bastargli per un anno intero .
Il raccolto , infatti , doveva portarlo al padrone , doveva caricarlo , scaricarlo nel " graner " , stenderlo , dargli aria , rivoltarlo , insaccarlo , trasportarlo con i carri del padrone a Treviso , in piazza del " grano " per poi ritrovarsi con debiti e miseria ogni anno , e sempre più povero .
Non appena si accorse di Bepi Scrivan , gridò : - Ecco un altro che magna pan de bando , che sta dalla parte dei paroni ! Demoghe un peston ! Brusemoghe el quaderno !..
Al sentir queste grida Bepi ribattè : - Se dè fogo al mio scartafasso storico… no gavarè pì la prova legal de la vostra libertà da poco conquistada e un doman la storia no se ricordarà de nissun de voialtri!
I popolani si fermarono interdetti , ci pensarono un po' , poi dissero : - Te ga rason Bepi , ti te si la " storia " che la xe imparzial e l' assiste ai avenimenti de l' umanità , sia nel ben che nel mal . Ogi xe stada una giornada da ricordar ai nostri fioi e ai nostri nevodi , a quei che seguirà in questo paese pien de fango e de pelagra . No sarà sempre cussita , forse un giorno Breda risorgerà da queste paludi malsane e la zente podarà vivar mejo in salute e abondansa . Ciapa el to quaderno e nascondilo al sicuro , perché i omeni cambia ma le parole scrite resta sula carta , come el "vangelo" .
Così Bepi Scrivan , passato il ponticello di legno malfermo sul Musestre , attraversò il prato del campanile , sfiorò la vecchia chiesa , scrostata e scolorita , il muretto della canonica , immersa nell' oscurità , per poi trovarsi nel viottolo sassoso che portava al mulino delle "rotte" . Entrò nell' ampio cortile ghiaioso , ingombro di carri e carriole . In un angolo c'erano alcune macine bianche di pietra levigata ; erano consumate dall' uso prolungato . Evitò alcuni attrezzi agricoli , inciampò su un aratro a chiodo e si infilò , finalmente , nella sua casetta dalle finestre piccole e circolari , in vista dell' acqua veloce del Musestre e della "rosta " di legno , immobile a quell' ora tarda . Sentiva lo sciacquio sommesso lungo il muro del mulino e quel sottofondo conciliava il sonno . Svelto cercò un posto sicuro dove nascondere il suo scartafaccio …. Storico e lo trovò in un vano del grosso muro in mattoni e ciottoli del Piave . Posò il quaderno con cura e lo coprì con una pietra bianca , una scheggia di macina spezzata ed abbandonata nel cortile .
Per le tante emozioni vissute in quella giornata .. si sentì , improvvisamente ,tanto stanco da accasciarsi di peso , sulla paglia .Si addormentò in un sonno pesante per non svegliarsi più …Deve essere successo proprio così .
Dopo 183 anni , il "Mulino delle rotte" è stato demolito ed un curioso ricercatore… (1979) tra le macerie , ha ritrovato il " quaderno storico " per la soddisfazione dei pacifici discendenti bredesi… allora rivoluzionari e un po' turbolenti , ma giustificati perché veramente amanti della libertà e degli inalienabili diritti civili e sociali . Oggi , a Breda , non esistono più né sfruttati né sfruttatori grazie alle lotte sociali di quei poveri , ma coraggiosi lavoratori che facevano parte delle gloriose e laboriose leghe degli " scariolanti " i quali armati di badili e carriole bonificavano le paludi nostrane per trasformarle in terre coltivabili e produttive .
Queste "leghe " rimasero alla base delle lotte sociali che durarono 150 anni per ottenere il miglioramento della qualità
della vita attuale .


MARINO COGLIEVINA


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