La vita del Popolo di Treviso
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A Maserada sessanta giorni con l'acqua in casa
La singolare disavventura di un condominio, vittima dell'innalzamento delle falde

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Acqua alta a Maserada Bassa: così è sintetizzato il fenomeno dell’allagamento degli scantinati di via Padre Kolbe a Maserada. Un grido di dolore sale dal sito internet di Italo Coglievina, uno degli allagati, assieme ad altre famiglie, residenti nell’ormai famigerato condomino “Le Candé”. Gli appartamenti edificati da tre ditte in successione per completare l’opera e comprati da “gente da fuori”, perchè i maseradesi se ne sono stati alla larga nonostante l’abbordabilità del prezzo. Le piogge autunnali, le nevicate, lo scirocco fuori stagione e le ulteriori straordinarie precipitazioni invernali hanno determinato l’innalzamento delle falde freatiche in relazione alle ripetute piene del Piave in questo fine anno 2010, nel territorio comunale di Maserada. Il fenomeno si è ripresentato, come nell’autunno del 2008, anche in via Marmolada e dintorni a Varago. Fossi rimasti aridi per anni da qualche anno sono alimentati da acque sorgive, limpide e fresche come un tempo. Per decenni il territorio è stato modificato in funzione della urbanizzazione e l’edificazione senza memoria ha ignorato l’esistenza di un falda freatica che affiora tra il capoluogo, Candelù e Varago. Non sapevano, o non volevano ricordare, che proprio in questi luoghi hanno radici i ruscelli come la Piavesella, il Dolzal, la Tinca e a tra Varago e Breda, i prodromi del Musestre, o del Mignagola e altre risorgive, cominciando da Saltore. Le Candé galleggia proprio sopra un lago sotterraneo.

Ora, con chi se la devono prendere i proprietari degli appartamenti comprati oltre un decennio prima? All’epoca si volle costruire proprio lì nonostante le obiezioni e tutto passò, anche scavare per metri e ricavarci sotto il livello di campagna gli scantinati e i garage. “Chi paga adesso?”, chiedono gli alluvionati sui generis, annegati da sottoterra anzichè dalle esondazioni del Piave.
Molti hanno provveduto, specie a Varago dove ogni casa si è dotata di pompa per intervenire subito quando sale la falda. Ma a Maserada Bassa non bastano le pompe. Lì potenti idrovore hanno lavorato per 60 giorni, dì e notte, aspirando e mandando lontano le acque risalenti: una battaglia impari e solo dal 1° gennaio l’abbassamento della falda ha lasciato asciutte le case. I tecnici e gli operai del Comune e della Provincia mandati a soccorrere con la Protezione civile hanno potuto poco rispetto alle esigenze manifestate. Dicono alcuni residenti: “Ci siamo mangiati le tredicesime per il gasolio per le pompe, se si volesse risolvere il problema bisognerebbe rendere impermeabile l’intero condominio, diverse centinaia di migliaia di euro”.
Il sindaco Floriana Casellato ritiene di aver fatto quel che poteva. “Ma - spiega -, non tocca a noi risolvere il problema delle case private”. Altrove, però, i Comuni hanno ottenuto finanziamenti speciali per gli alluvionati di ottobre - protestano i maseradesi -. Perchè loro sì e noi no? Pare che la differenza ci sia e stia nell’arrivo dell’acqua da sopra anziché, a sorpresa, da sotto. A pensarci bene però in Italia sono davvero tante le case costruite dove non doveva. Merita sottolineare un esempio plateale: sulla golena del Piave ben 250 case sono state costruite, in tempi diversi, proprio nel comune di Maserada.
Davvero un peccato veniale questo commesso a Maserada Bassa di via P. Kolbe, dunque meritevole di solidarietà.


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14/01/2011 - Guido Facchin
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